Suona Rosamunda

Vinicio Capossela
Che strana storia quella canzone! Si intitolava Modranska Polka prima di intitolarsi Rosamunda. E dopo essersi intitolata Mondranska Polka e prima di intitolarsi Rosamunda ebbe anche un altro nome: “koda Làsky“.

Se l’era inventata Jaromir Vejvoda, un cecoslovacco, che però ne aveva scritto soltanto la musica.

Tempo dopo spuntò fuori un altro cecoslovacco, Vatek Zeman, per le parole: ma solo nel 1934, ben 7 anni dopo che Jaromir aveva fatto la sua parte.

Solo qualche anno piu tardi quella canzone diventò famosa in America e poi nel mondo.

A partire dal 1938, e per sempre, l’avrebbero chiamata Rosamunda.

Una canzone che le guardie feroci facevano suonare ai detenuti, insieme a polke e mazurke, perchè sembra roba di festa o carnevale e faceva dimenticare per un pò le disgrazie; una canzone che serviva per dare il buon giorno degli schiavi a pagliacci crudeli e mostri-padroni ancor più crudeli sulla soglia del Circo Auschwitz…e intanto la visione si faceva sempre piu nitida e l’organetto non smetteva di gracidare, nè dava segno d’infiacchirsi….

..L’inferno. L’inferno ha per gli occhi il Diavolo. E il Diavolo ha per volto una maschera. La maschera della Morte.

Anche la morte è un clown. Un freak. Un Mostro. Monstrum, diceva i padri latini: e Vinicio potrà dire che monstrum deriva da monere, e quindi significa portento, prodigio.

Perfino la morte in quel tempo era un portento. Un prodigio. Solo che non divertiva nessuno.

E’ il circo della vita, il suo palcoscenico, dove tutti sono attori e recitano una parte: bella, brutta saggia o folle ? Non importa. Era un posto che faceva venir voglia di scappare, eppure un giorno ci avrebbe scritto su una canzone anche lui. Avrebbe parlato della banda che suonava prigioniera del circo degli orrori.

Una canzone bella e dolce come le more d’estate, bella e dolce come immaginare di più non puoi.

Così bella e dolce da farla a arrangiare a uno che ci capisce, di violini e violoncelli: magari Tommaso Vittoriani. E ci voleva pure Edoardo De Angelis al celestiale violino. E Marc Ribot con la sua chitarra rumorista.

Si bruci il circo, si bruci il ballo” doveva ordinare imperioso Vinicio, prima di girare un’altra volta la manovella sferragliante e intonare Suona Rosamunda…(dal libro “Il Ballo di san Vinicio”)

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