Chi va per mare il mare se lo prende – Vinicio Capossela

E Dio creò un grande pesce per inghiottitrici.

Essere ingoiati dal pesce è la premessa della trasformazione. Cos’è il Levitiano?

Qualcosa di piu grande di noi. Un percoso da fare.

E’ il sacrificio, l’espiazione, i 40 giorni nel deserto. Ora cos’è questo pesce? Esiste un pesce capace di inghiottitrici?

C’è e come, è questo il grosso pesce che somiglia ad un baraccone, in cui non regna ne virtù, nè conoscenza e nemmeno senso del destino.

Solo queste continue incessanti esortazioni dal basso.

E io vi dico invece che per quanto siamo fango impastato con uno sputo di divino, cè comunque del divino in noi, anche nello sputo.

E ovunque e comunque ci vuole coraggio e cuore di cane, come il pesce che l’osso se l’è messo dentro, nello scheletro, per navigare e smettere di proteggersi fuori con una corazza…e poi senso del destino..e dunque bisogna essere un poco profeti.

E poi i mostri, le balene, le creature del sogno, che sono dentro di noi, enormi, molto più piccolo involucro di corpo che ci contiene.

Cose enormi come la morte, l’anima, l’amore, la paura, Dio, God, Tutt Quant’. Tutto quello che è infinitivamente più grande di noi, ed eppure sta in noi.

E’ questo che abbiamo cercato di mettere in questo spettacolo e in questo lavoro.

Perciò ora salpiamo, e procediamo a vista di cabotaggio, cè un piccolo gazzettino di navigazione, che non contiene rotte, ma indicazione avute da chi è passato in quei luoghi prima di noi.

Incontreremo forse cannibali, e poi amanti, e penzoleremo impiccati in punta di pennon, incontreremo i fantasmi della raffica bianca, lo Harza delle fiabe dell’est, il terrore, il bianco colore dell’assenza.

Dovremo lasciarci alle spalle affetti e famiglia e ne subiremo la nostalgia, il dolore nel Nostos, del ritorno e del ricordo. Gli inganni dell’attesa, i suoi simulacri. Ci impiglieremo in vite che non sono le nostre, come l’isola di Calispso, colei che nasconde.

Scenderemo nel regno dei morti e interrogheremo il profeta Tiresia. Incontreremo balene imbalsamate e balene bianche, fino a che il mare ci si richiuderà sopra come una pentola e forse risorgeremo.

Andare oltre il ritorno, folli come quando si inizia una nuova vita e si taglia il ritorno dietro di sè. Avremo per compagne le Pleadi, il diadema del cielo, amico dei naviganti.
Scopriremo il nostro coraggio e la nostra codardia nel momento della scelta. Urleremo al cielo la nostra ribellione del silenzio di Dio, alla mancanza di giustizia.

Imploreremo la cura ferita inflitta dell’amore. Incontreremo chi ci racconterà lo storia dall’inizio, come se ci fosse stato. Pregheremo povere statue ornate da conchiglie, che ci guarderanno comprensive, ma non potranno fare niente per noi.

Fino ad arrivare al canto delle sirene che ci canteranno la nostra storia, la nostra vita per intero, com’è andata, come avrebbe dovuto essere.
Il loro canto ci restituirà tutto quel poco di divino, la perla intravista e frammentaria nel fango della creazione.

La luce del nostro cammino, dal niente al niente.

da “Marinai Profeti e Balene” Capitano Vinicio Capossela

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