Louis Prima nella neve – Vinicio Capossela

Ah compagni miei! Questo fuoco è qualcosa per davvero, e bisogna che qui, stasera, ne approfittiamo e ci raccontiamo tutto… a ognuno il suo, bisogna che la proviate questa fiamma… e inizierò io per primo, che l’ho sentita… e vi dirò del mio migliore ricordo, della notte in cui le nostre anime veloci incontrarono Louis Prima!

Nevicava a sifone quella notte di Natale… a tutta mandata… S’alzava a folate… anche sul lungomare.

Laggiù… nella “California”, la Riviera, dove il mare è solo la piscina degli hotel. Però la gente sommergeva le strade… si camminavano uno sopra l’altro… e le luci della festa si confondevano con le insegne dei neon.

C’eravamo tutti della ghenga… Ed nella tormenta… Rastafaro, Cato Blepa e tutti gli altri… e mi chiedevano impazienti… ma… poi questo Louis Prima… chi è… com’è… che roba suona? Ma qua lo conoscono? E io rispondevo, eh, è la prima volta che viene… quando era vivo, aveva paura degli aerei… perciò non ha mai volato! – E adesso? – Adesso è morto, e non ha più paura di niente!

Parcheggiammo e ci calammo dentro… non si vedeva niente per via della folla e del fumo tra le lucette rosse… Ci fu un applauso e immediatamente entrarono i Witnesses, i testimoni. Testimoni! Così si chiamavano e così erano vestiti… avevano l’aria di potere testimoniare su tutto… matrimoni, rapine, Geova, tribunali, qualsiasi giuria li avrebbe creduti… erano tutti biondini, con la scrima fatta, ma il batterista no… a quello non l’avrebbero creduto, perché era basso e nero… e per primo rise in faccia agli altri, lanciò le bacchette per aria… le bloccò in presa… staccò il tempo e lo spettacolo partì.

Bum Bum… le mani sul contrabbasso… tip tap… uh uh… che bravi ragazzi! Attaccarono i fiati… con un rif propiziatorio… e in quella bufera di neve che infuriava lì fuori erano così caldi da scioglierla prima ancora che si posasse per terra! Oba, oba stantuffava la sezione… e poi… da non crederci del tutto… ecco… tratatrap… l’esuberanza della cornetta… che si affacciò da dietro la tenda rossa del sipario… prima il cono della tromba, e poi lui… eccolo che esce… con l’occhio vivace come un lampeggiante… auff… immaginatelo ora… guadagna il centro della pedana col ritmo nei piedi a tempo, e tutti BRAUM! Cadono conquistati soltanto alla visione… e iniziano a fischiare da lupi, invasati, come a gara con gli acuti della tromba, …

Ed eccolo finalmente davanti all’asta, pronto al match con il microfono… Ammiccante con la sua voce da negro che ha perduto la voce cantando tutta la notte prima… “I’m just a gigolò… just a gigolò…” e da dietro la quinta, dal velluto… uscì lei… Kelly Smith graziosa come una figurina Miralanza… che subito attaccò il coretto a risposta… “Gigolò gigolò… gigolò…”, e poi il ritmo si fece più incalzante… il batterista andò sul piatto… “AAAAint got nobody”, cantava tutta la banda… e Louis Prima ripeteva sconsolato… “Nessuno… nessuno… non ho nessuno che mi ama…” fino a che cominciò il tremore… cantando in un idioma incomprensibile… mentre il coro si accaniva… AIN’T GOT NOBODY… in anticipo, come una pallonata presa in rimbalzo… dicevano NO NO NESSUNO… e il tempo cresceva più ossessivo e pesante… e allora, per meglio dare a intendere come davvero si sentisse solo, iniziò a urlare , implorante e soddisfatto, in dialetto siciliano… NUDDU NUDDU! che significava sempre e soltanto NESSUNO e i testimoni gli rispondevano e confermavano anch’essi… NUDDU NUDDU!

E Prima sempre più in preda alla fascinazione gorgogliava in gemiti primitivi… “Scrammin screammin… stasseiduhup… overren… no one… no one…” fino all’apoteosi risolutiva… “SÌ SÌ… a nessuno importa niente di me!” E anche noi, anime perdute e sparse nel mondo gridammo… NESSUNO NESSUNO… Evviva evviva! Louis Prima si inchinò e, orgoglioso nella sua camicia rosa, gonfia di volants traboccanti da mezzo la giacca smoking del vestito blu elettrico… sorrise. Aveva il collo largo e taurino, i lineamenti spessi, carnosi, i capelli unti, neri, il naso grosso e il sorriso rassicurante. E disse “ehi laggiù, sentite bene?” E noi SÌI! Anch’io qui mi sento benissimo! Compagni… io li guardavo coi miei occhi giovani… e attraverso il luccichio dei vestiti e degli strumenti… intravedevo le notti dei casinò di Reno… le code delle Cadillac, le foto dei vecchi parenti scolorite.. e mi tornava alla mente il titolo di un loro vecchio disco… THE WILDEST! I selvaggi, gli invasati… i più invasati! E in quel momento… trattenuto per una frazione soltanto a questa deriva di vita… erano davvero lì… selvaggiamente… per noi.

HOT HOT! Louis Prima cantava e sudava e sudava e cantava… e i testimoni peggio di lui… fino a quando attaccarono quasi a tradimento una marcetta italiana da matrimoni con spumoni, e la sala intera fischiò in visibilio… “Angelina… just your cosce are so nice Angelina!” Uh Uh! facevamo tutti “Pizzeria, supermenestrone, my caro mio…” Woh Woh! E ci abbracciavamo tutti e si abbracciavano loro mentre quel ritmo di tarantella appena accennato sbocciò e si trasformò in un indiavolato, il più indiavolato swing! “C’è la luna ’n mezzo ’o mare… mamma mia a chi t’hai a dare… si ti dongo a lo musicante… iddu va iddu vene, lo strumento a le mani tiene… se ci pigghia la fantasia lo strumento è ’a figghia mia!”

E la fantasia allora ci prese a tutti quanti, così, come in un vulcano, che dentro brucia e a vederlo fuori è coperto di neve… Uh Uh! “Zooma zooma baccalà…” quella era la notte che avrebbe superato le altre! Balliamo in cerchio, stappiamo in coro… saltiamo tutti quanti sulla luna ’n mezzo ’o mare, come su una palla di cannone, come su un colpo a salve! E adesso… Louis Prima… te ne puoi anche tornare laggiù al tuo deserto che tanto qui ce n’è salita così tanta di fantasia, da poterti resuscitare a ogni vera selvaggia baldoria! E Louis Prima… rise.

(da I cerini di Santo Nicola, Natale 2002) Vinicio Capossela

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One Comment to “Louis Prima nella neve – Vinicio Capossela”

  1. Emanuel Gavioli ha detto:

    Fantastico.

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