Morna

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Tema centrale delle melodie e dei testi delle composizioni capoverdiani è la sodade, termini indicante malinconia, nostalgia, rimpianto, desiderio; il corrispettivo di sodade indica lo stesso mix di sentimenti, ma si riferisce in modo specifico al Portogallo e al Brasile.

Sentimenti figli dei tanti patimenti provati dagli schiavi, che in questo angolo del mondo abbandonavano per sempre l’Africa per raggiungere le piantagioni delle isole Azzorre, dell’isola di Madeira, del Portogallo, e subito dopo i campi di lavoro americani, preparandosi a una vita di soprusi e stenti.

Alcuni musicologi la riconducono a espressioni musicali dell’Angola, della Antille e addirittura dei Paesi Arabi.

L’origine del nome resta, in ogni caso un mistero. Potrebbe derivare dell’inglese to mourn, che vuol dire “piangere”, o dal francese morne, riferito alle chanson des mornes  interpretate nei Caraibi, ma è più probabile che derivi dal portoghese morno, assimilabile al “lamento” della morna.

Le sue radici risalgono al Diciottesimo secolo e sono riconoscibili a una forma musicale preesistente chiamata “choros”, incentrata sulla precarietà del lavoro e sulle difficoltà arrecate dal clima arido delle isole e dai terreni rocciosi.

Alcuni autori analizzano l’origine della morna parlando delle cantaderas, donne che si riunivano nel tempo libero per le strade di Boa Vista e Brava, centri nevralgici della realtà capoverdiana, per confrontarsi e confidare i loro amori e dolori.

Brada Maria e Violeta sono le prime due canzoni ufficiali, gli albori della morna: la prima, di un autore anonimo, risale al 1870, la seconda è più recente ed è stata composta da Luis Rendall, nato nel 1898 da madre capoverdiana e padre inglese.

All’inizio le morne sono costruite su strutture musicali molto semplici, rispondendo a una scala diatonica naturale, i giro armonico si basa su tre accordi: tonica, sottodominante e dominante, spesso le canzoni modulano passando dal maggiore al minore e viceversa.

Con gli anni il genere si differenzia, risentendo d’influenze cubane e statunitensi, sopratutto del neonato jazz.

Nei testi si parla di vita di tutti i giorni, problemi di povertà, relazioni amorose, storie drammatiche di naufraghi, cocenti addii.

Le composizioni più recenti trattano anche temi di natura politica. Durante l’epoca “Claridale” – movimento culturale e politico legato alle azioni di emancipazione della società capoverdiana, sorto nel 1936, si affrontano argomenti espliciti come la denuncia sociale, la contestazione, la liberazione.

Oggi la morna può essere definita il principale ambasciatore del Paese, tanto che la musica di Capo Verde ha da tempo contagiato gli ascolti di molte altre canzoni, Italia compresa.

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Il suo fascino è percepibile ascoltando alcuni lavori di Vinicio Capossela (Morna) o Paolo Conte (Alle prese con una verde milonga).

Lo strumento più utilizzato è il cavaquinho, una piccola chitarra a quattro corde, di budello o metalliche, di origine portoghese. Altrettanto importanti le chitarre acustiche, il violino e il maracas.

Tra i primi esponenti della morna capoverdiana c’è Eugenio Tavares, riconosciuto tutt’oggi come uno dei più importanti poeti di Capo Verde, ma la più grande interprete di poesie di Tavares è senza dubbio Celina Pereira.

Più di chiunque altro però ha contribuito alla diffusione del genere Cesaria Evora, la “diva a piedi nudi“, dal nome del suo primo disco, detta anche “la regina della morna“.

 

Dal Libro “Musiche dell’Assenza” di Gianluca Grossi.

 

 

 

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